GENERATIONS THROUGH WORK
An interactive installation by Irene Toniolo and Dario Santacroce
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Generations through Work is an installation-based project that explores how work has shaped—and continues to shape—the identities, lives, and social conditions of people across different generations. Through a series of recorded interviews, the project gives voice to personal experiences of labor, with particular attention to working conditions and to the psychological, social, and environmental consequences of work.
In Western capitalist societies, individuals are often defined by their occupation, which plays a central role in structuring both personal identity and social belonging. Over the decades, working conditions have continuously evolved, alternately generating hope, anxiety, resistance, and adaptation, while remaining the subject of ongoing political and social debate. Today, at an extreme point of a process that began with the Industrial Revolution, human labor increasingly risks being marginalized by technological systems whose logic and “know-how” often escape human control.
Without passing judgment, Generations through Work seeks to create a space for listening. By presenting a plurality of voices, the project offers a faithful representation of what work has meant—and still means—under different historical, social, and economic conditions, foregrounding issues of class, precarity, and agency.
The installation centers on a vintage office telephone from the 1960s, once used for internal workplace communication. When the viewer lifts the receiver, a synthetic, robotic voice prompts: “Please, select a number.”
This mediated interaction foregrounds the tension between humans and machines, questioning what their respective roles truly are in contemporary society.
GENERATIONS THROUGH WORK
Un’installazione interattiva di Irene Toniolo e Dario Santacroce
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Con Generations through work si vuole indagare, attraverso diverse interviste, il ruolo che ha e ha avuto il lavoro per le persone di diverse generazioni, soffermandosi sulle condizioni lavorative e sulle conseguenze che il lavoro ha sia dal punto di vista psicologico che ambientale.
Nella società occidentale basata sul sistema economico e sociale del capitalismo, spesso le persone sono identificate con il lavoro che svolgono, o quantomeno il loro lavoro incide su una fetta molto importante della loro esistenza.
La situazione lavorativa ha continuato a cambiare nel corso dei decenni, destando talvolta preoccupazione talvolta entusiasmo, ma ha sempre fatto molto discutere. Ci ritroviamo ora al punto estremo di ciò che è iniziato con la rivoluzione industriale: apparentemente l’essere umano corre il rischio di ritrovarsi superfluo davanti al “know-how” della macchina, senza strumenti per riuscire a gestire effettivamente ciò che sta creando.
Senza alcun tipo di giudizio, con questo lavoro si vuole dar libero sfogo alle varie testimonianze, proponendo un’accurata e fedele panoramica di cosa abbia significato e significhi tutt’ora lavorare, e sopratutto a quali condizioni.
L’installazione prevede un telefono d’epoca degli anni ’60, che veniva utilizzato negli uffici per le comunicazioni interne. L’ascoltatore, alzando la cornetta, sentirà una voce robotica pronunciare: Please, select a number. A seconda del bottone che schiaccerà, partirà un’intervista a una persona diversa, tutte legate al tema del lavoro.
L’installazione ruota attorno a un telefono da ufficio vintage degli anni Sessanta, un tempo utilizzato per le comunicazioni interne sul luogo di lavoro. Quando lo spettatore solleva la cornetta, una voce sintetica e robotica dice: «Per favore, selezioni un numero».
Questa interazione tra uomo e macchina vuole mettere in luce la tensione presente tra queste due parti in gioco, sollevando interrogativi su quali siano veramente i loro ruoli nella società di adesso.